La gioventù di oggi

August 15th, 2008

Le cronache nazionali ci stanno abituando ormai troppo spesso ad apprendere notizie sulle stragi durante i week end. I protagonisti sono  quasi sempre giovani neopatentati che poi si viene a sapere erano pieni d’alcool e/o avevano ingerito queste nuove droghe micidiali.

Di fronte a questi quotidiani fatti di cronaca nera la nostra sensibilità tende a scemare, è come se ormai prendessimo queste vicende come un fatto acquisito. Fino a quando non capita di viverle realmente.

Ieri sera, dopo aver assistito al magnifico spettacolo dei fuochi d’artificio in riva al mare, mi sono imbattuto purtroppo in un altro  spettacolo, quest’altro però poco edificante.

Un manipolo di ragazzini - ad occhio non avranno avuto più di 15 anni - terrorizzati e in preda al panico perché una loro amica si era sentita male. Non era ben chiaro cosa avesse ingerito, se soltanto alcool, oppure anche pasticche, fatto sta che nel giro di pochissimi minuti l’ambulanza ha caricato la ragazzina assieme ad un altro amichetto per portarli all’ospedale.

La riflessione che mi ha indotto questo fatto è che a quell’età non si conosce ancora la percezione del limite. Oltre alla speranza che la ragazzina si possa naturalmente rimettere, il mio augurio è che questa “tragedia” possa essere stata d’insegnamento anche per i suoi amichetti. Non è rischiando la vita che si fa festa!

Clean Behaviour e Carbon Market: la Democrazia e il Mercato sfidano il Climate Change

August 6th, 2008

Voglio pubblicare oggi una riflessione di Massimo Preziuso, Alberto Zigoni e Stefano Casati di Innovatori Europei pubblicata anche su  PD MAGAZINE

Lo sviluppo sostenibile del nostro Pianeta passa per una nuova organizzazione della Società.

Il recente summit dei G8 in Giappone ha dimostrato ancora una volta la sostanziale incapacità dei governi nazionali di farsi carico dei problemi che assillano il pianeta nella sua globalità. La crescita economica rappresenta ancora l’idolo sul cui altare si sacrifica ogni altro valore, compreso l’ecosistema Terra ed il futuro delle prossime generazioni. Per decenni l’Occidente ha vissuto contraendo enormi “debiti ecologici”, che ora cominciamo tutti a pagare con gli interessi; la situazione è poi aggravata dalla globalizzazione che, permettendo a milioni di persone di uscire da una condizione di povertà, ha anche impresso una frenetica accelerazione al riscaldamento globale. Esiste una sola via d’uscita da questa spirale autodistruttiva: la presa di coscienza che ogni nostra azione lascia un’impronta sul pianeta, un’impronta, la cosiddetta carbon footprint. Dobbiamo allora imparare a “camminare più lievemente” sul nostro Pianeta, e noi cittadini delle nazioni più ricche ed evolute abbiamo il dovere di perseguire e diffondere questo nuovo stile di vita.

L’obiettivo strategico di questa svolta è l’affermazione di un nuovo modello macroeconomico globale, che qui chiamiamo “Clean Economy”. Secondo questo paradigma, gli impatti ambientali derivanti da qualunque attività umana sono considerati a tutti gli effetti “passività contabili”, che devono trovare una corrispondente voce di “attività contabile” che ne azzeri i costi. In un contesto siffatto, sono chiaramente vincenti tutte le forme di produzione che sono nativamente ad impatto zero, mentre quelle tradizionali devono sopportare costi aggiuntivi e tendono pertanto ad essere non concorrenziali e quindi progressivamente abbandonate.

Occorre innescare un processo virtuoso che, sfruttando le leggi del mercato, determini l’emersione ed affermazione di questo nuovo modello economico globale: tutti noi, in quanto abitanti del pianeta Terra ed attori di un mercato globale, possiamo agire sviluppando la domanda di prodotti e servizi ecosostenibili, scegliendo l’offerta che “costa meno” secondo questa nuova definizione di “costo”. La vera sfida consiste, infatti, nel diffondere nella società civile una consapevolezza ambientale che si traduca in comportamenti e buone pratiche quotidiane, che nel loro insieme definiamo “Clean Behaviour”. Queste azioni vanno dagli accorgimenti quotidiani per la riduzione dei consumi di energia ad interventi più strutturati di efficientamento energetico degli edifici, installazione di impianti di generazione da fonti rinnovabili, progetti di energy management, di trasporto sostenibile, produzione sostenibile etc., sia in ambito business che domestico.

Le soluzioni sono ormai note, la tecnologia è in gran parte già disponibile; per diffondere il Clean Behaviour ed accelerare la transizione di paradigma economico i fattori critici di successo sono:

1. Sfruttare l’attuale crisi energetica, che da congiunturale sta diventando a tutti gli effetti strutturale, come opportunità offerta dal mercato per sensibilizzare tutti sui risparmi immediati che nascono da comportamenti eco-compatibili;

2. Adottare Internet come paradigma di processo bottom-up, autenticamente democratico e direttamente partecipativo. Il Web è esploso nel momento in cui si è configurato come rete peer-to-peer in cui tutti collaborano alla creazione e diffusione dei contenuti: lo stesso modello va adottato per creare e condividere conoscenza sul tema del Clean Behaviour. È importante notare che la “rete intelligente” sarà anche molto probabilmente il modello di generazione e distribuzione dell’energia del futuro, in cui ciascun utente sarà potenzialmente produttore e consumatore di energia, esattamente come nel Web 2.0 il navigatore ha un ruolo di creatore e fruitore di contenuti.

3. Gli Stati devono creare le condizioni di consolidamento di una massa critica di “politiche” che possa scatenare un processo irreversibile. Ciò può avvenire incentivando gli investimenti in iniziative di Clean Behaviour attraverso strumenti normativi (standard a livello internazionale) ed economici (sgravi fiscali, finanziamenti agevolati di livello sovra-nazionale).

In conclusione, le risorse necessarie per raggiungere questi traguardi possono essere trovate sia investendo sui risparmi economici ottenuti dal “Clean Behaviour”, sia utilizzando gli strumenti finanziari più sofisticati del Carbon Market, la piattaforma finanziaria “nata” con il Protocollo di Kyoto del 1997: quest’ultima rappresenta il “propulsore” di mercato necessario ad avviare un nuovo “motore” di Sviluppo Sostenibile, una nuova Società incentrata sul “Clean Behaviour” appunto.

Massimo Preziuso, Alberto Zigoni, Stefano Casati

Innovatori Europei - Energia

Una spesa low cost

August 1st, 2008

Che gli italiani facciano sempre più fatica ad arrivare a fine mese è ormai cosa assodata. Il potere di acquisto delle nostre famiglie deve fare i conti giorno dopo giorno con una serie di rincari, alcuni anche speculativi, che purtroppo riguardano anche generi essenziali, parzialmente comprimibili, come quelli sugli alimentari e sui carburanti.

Le tensioni internazionali sui prezzi delle materie prime e delle derrate alimentari (in primo luogo cereali) e dei prodotti petroliferi stanno mettendo il turbo alla nostra inflazione. Se a questi aggiungiamo le turbolenze sui mercati finanziari, dovute alla crisi dei mutui subprime, e il conseguente sgonfiamento della bolla immobiliare americana che stanno impattando negativamente sulla congiuntura internazionale, capiamo come il momento attuale non sia certo dei più felici e di quelli che - in una situazione di difficoltà - potremo considerare come il male minore.

La stagflazione è forse il male peggiore che ci potesse capitare. Per giunta non c’è d’aiuto neppure la Banca Centrale Europea, che sta adottando una politica scellerata di rialzo dei tassi, la quale oltre a non riuscire a produrre risultati soddisfacenti sul fronte del contenimento dei prezzi, mina ancor di più la crescita economica e il potere d’acquisto delle famiglie.

 

Come si stanno attrezzando gli italiani per far fronte a questa situazione? Cambiando letteralmente strategia di acquisto. La tendenza è quella di abbandonare sempre più la piccola e media distribuzione e concentrare la spesa soltanto sulle grandi catene di vendita.

Ma, e qui sta la novità rispetto ad un tempo, facendo la spesa in modo oculato. Se prima la selezione si fermava al primo stadio (scelta del piccolo negozio o del grande punto vendita), oggi è scesa al secondo livello, ossia all’interno del grande centro commerciale tra prodotti di “marca promozionati” e prodotti di marca privati (private label) proposti dalle stesse catene (Esselunga, Coop, etc). In quest’ultimo periodo i prodotti privati sono quelli che stanno andando per la maggiore. Vi è altresì la tendenza ad andare sempre più negli hard discount.

Insomma in altre parole, è una spesa più minimale, low cost, fatta di rinuncia alla qualità pur di mantenere stabili le quantità da acquistare.

In un processo di questo tipo, se le grandi distribuzioni sono in grado di attrezzarsi per rispondere a questi cambiamenti di consumo, estendendo le marche private anche dove sono scoperti (prodotti di cura della casa e della persona), le piccole attività, invece, potrebbero subire ulteriori e più pesanti ripercussioni, anche perché per stare sul mercato sono costrette a specializzarsi, a stare su mercati di nicchia ad alta qualità (e quindi alto prezzo), poiché se scendessero ad un livello più basso rischierebbero di sparire, inghiottite dalle grandi catene di distribuzione che notoriamente presidiano sui prodotti di largo consumo confezionato.

Cantieristica navale: anche l’India lancia i suoi cantieri

July 31st, 2008

In relazione al futuro dei Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara, futuro che è oggetto di scontro tra chi vuole continuare nel percorso della navalmeccanica e chi invece vuole andare verso una riconversione produttiva, faccio presente che è di ieri la notizia (Fonte: Il Sole 24 Ore) che anche l’India lancierà i suoi cantieri. Dopo quindi Corea del Sud, Giappone e Cina, la nostra produzione, semmai resterà, dovrà fare i conti nel prossimo avvenire con un altro colosso mondiale.

Oggi, l’India, grazie ad un boom senza precedenti nel settore dello shipping e ai crescenti costi di attesa dei cantieri di Corea del Sud, Giappone e Cina, sembra avere di fronte a sè una chance irripetibile, trasformandosi da discarica a vera e propria fabbrica di navi.

Secondo uno studio della società Kpmg, nei prossimi 5-7 anni il settore indiano dell’ingegneria navale investirà più di 2,5 miliardi di euro, guardando anche all’espansione di imbarcazioni non solo di modeste dimensioni. Nel 2017 la quota di mercato mondiale della cantieristica indiana dovrebbe sfiorare l’8%, dall’1% attuale.  L’esplosione del mercato dovrebbe avere riflessi esponenziali anche sull’occupazione che nel giro di pochi anni dovrebbe crescere dagli attuali 12 mila addetti a 250 mila.

Tra i player indiani c’è sicuramente una struttura, la Pipavav Shipyard, una società nata con capitali privati, che nel marzo 2009 dovrebbe veder uscire dai propri cantieri la prima delle 22 imbarcazioni nel proprio libro ordini. Struttura che ha un bacino di carenaggio di 650×65 metri, che consentirà di arrivare a produrre grandi navi fino alle petroliere da 400 mila tonnellate di portata lorda.

A questi ingenti investimenti privati si affiancherà naturalmente lo stadio dei finanziamenti pubblici.

Salviamo l’Università!

July 24th, 2008

Quello che segue è l’appello lanciato per la sopravvivenza e il rinnovamento dell’Università italiana attraverso la Valutazione. Per sottoscriverlo cliccate qua: http://universita.selfip.org/

Le Università sono la sede principale della formazione e della ricerca e sono le uniche istituzioni in cui queste due funzioni si integrano. Proprio per questo esse dovrebbero rappresentare uno strumento essenziale e irrinunciabile per lo sviluppo economico, culturale e sociale di ogni paese civile. Le Università devono essere quindi considerate obiettivo prioritario, non solo nell’assegnazione delle risorse, ma anche nella verifica delle modalità di utilizzo delle stesse e dei risultati ottenuti, secondo criteri di merito, oggettivi ed efficaci.

Come operatori dell’Università chiediamo con forza, soprattutto in un momento di difficoltà economica com’è quello attuale, l’introduzione di strumenti di valutazione rigorosi ed efficaci, che premino i risultati e la qualità, sia nella ricerca, che nella formazione, che nel funzionamento dell’Università. Non vi può essere vera autonomia senza risorse, né risorse senza responsabilità, né responsabilità senza una valutazione rigorosa ed efficiente dei risultati, e che sia seguita da scelte pratiche efficaci. In questa direzione sembravano andare le iniziative recentemente avviate a livello nazionale per una classificazione e valutazione di strutture, strumenti e prodotti della Ricerca, anche se gli auspicabili effetti premiali o sanzionatori della valutazione, contrariamente a quanto già avviene in altri paesi europei, sembrano ancora lontani dall’essere percepiti concretamente.

Premesso tutto ciò, il recente Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008 collegato alla finanziaria, a fronte di una situazione economica delle Università già critica, non solo non introduce alcun elemento di sviluppo, ma anzi prospetta gravissimi e indiscriminati tagli strutturali dei finanziamenti, sia per la gestione che per il personale, pur essendo questi già agli ultimi posti in Europa. Tali decurtazioni mettono in discussione oltre che l’autonomia, anche il funzionamento stesso dell’Università nel suo complesso, come tempestivamente segnalato dalla CRUI in una mozione approvata all’unanimità. 

Come operatori dell’Università esprimiamo la nostra seria preoccupazione per il futuro stesso dell’Università, delle sue strutture, del personale, degli studenti. Non possiamo nascondere all’opinione pubblica le imprevedibili, gravissime conseguenze che tale norma comporterà per il paese in termini di competitività internazionale, qualità della formazione, produttività scientifica, reclutamento di nuovi docenti e ricercatori e motivazione del personale già in servizio, docente e non docente.

Siamo fermamente convinti che non già i tagli indiscriminati all’Università e alla Ricerca, ma un nuovo processo di valutazione delle strutture e dei docenti-ricercatori che sia oggettivo, omologabile a quanto già avviene in altri paesi industrialmente avanzati e che premi il merito e la competitività, possa non solo innescare un meccanismo virtuoso di razionalizzazione nell’uso delle risorse, eliminando gli sprechi e favorendo il rinnovamento nell’Università, ma anche e soprattutto contribuire efficacemente al miglioramento complessivo del sistema-paese e del suo ruolo e visibilità in ambito internazionale.

Carpe Diem: il prototipo di una moderna agenzia immobilare

July 19th, 2008

Negli ultimi tempi si tende a parlare più spesso nei mass media delle eccellenze che il nostro Paese  può vantare nel mondo. Quasi a volerci alleviare un poco dalle tante difficoltà economiche che sempre più cittadini italiani si trovano ad affrontare giorno per giorno.

Oggi voglio iniziare anch’io una specifica rubrica dedicata alle tante imprese dinamiche che insistono sul mio territorio, ma non solo.

Inizierò con il farvi conoscere un’impresa che ho potuto conoscere direttamente in occasione della vendita della mia casa e che fin da subito, nel suo piccolo, si è differenziata nettamente dalle altre perché traspariva in maniera evidente, nei loro titolari, la dinamicità e la volontà di volercela fare, di cercare di trovare strade nuove.

Questa attività si chiama Carpe Diem, è un’agenzia immobiliare che opera su Carrara gestita da due giovani in gamba, Paola ed Alessandro, l’una agente d’affari, l’altro geometra. Diversamente dalle molte altre agenzie presenti sul territorio che ha fatto questa per avermi colpito così tanto da dedicargli un post? Fondamentalmente ha cercato di reinterpretare in chiave più professionalizzante e consulenziale il ruolo degli agenti immobiliari, non solo in occasioni di incontro off line, ma anche sulla rete.

Mi spiego meglio: a differenza di molte altre agenzie che tendono ad usare il sito e i tanti motori di ricerca un pò sbrigativamente, con annunci immobiliari che spesso non sono neppure corredati di foto e altrettanto spesso presentano descrizioni e prezzi delle case diversi dal reale (l’ho dico perché l’ho potuto constatare sulla mia pelle!) in modo da non rendere l’immobile individuabile alla concorrenza, Carpe Diem che fa? Carpe Diem, al contrario, cerca di fare della trasparenza e della completezza il suo valore aziendale, pubblicando on line correttamente tutti gli annunci, con relativa foto della casa. Ma fa anche di più: gira addirittura i video dell’immobile stesso, tant’è che qualche altro concorrente sta iniziando a fare la stessa cosa.

La domanda è d’obbligo: soltanto per questo ti ha colpito? No certamente, anche se oggi sono i piccoli dettagli, come questi, a far proprio la differenza. Una vetrina on line ben curata e aggiornata che, attraverso i video, consente all’acquirente di poter fare già una prima scrematura standosene comodamente seduto in poltrona, quando invece altre agenzie (non tutte chiaramente!!!) neppure pubblicano le foto e quand’anche lo fanno, vi associano spesso descrizione e prezzo diversi dal reale (che li scopri amaramente solo dopo aver visitato l’abitazione!), a me pare che sia un valore aggiunto di non poco conto.

Sì, perché si sa che quando si cerca casa occorre avere molta pazienza. Dicono che la ricerca sia più lunga di un parto, ed in effetti, almeno per esperienza personale, trovo che sia un principio vero. Poter quindi avere la possibilità di  fare una prima scrematura da casa, condividendone per giunta la scelta con il proprio partner (visto che per le infinite visite non sempre si va accompagnati!), è un optimum innegabile.

Ma c’è anche un’altra cosa che mi ha colpito. E’ abbastanza diffusa l’idea che gli agenti immobiliari siano un pò “ladri”,  siano insomma capaci di pubblicare soltanto annunci e di fare incontrare le parti interessate per la vendita e nulla più, per andare poi all’incasso con provvigioni molto salate (3% del valore della casa su entrambi i contraenti). Alcuni in effetti, purtroppo, non smentiscono questo detto, certamente negli ultimi anni sono aumentati, vista l’invasione che c’è stata di gente abbastanza improvvisata che ha visto nel settore una mucca da mungere. Oggi, però, con la crisi che sta attanagliando il settore e i mutui alti, questi ultimi sono anche i primi ad alzare bandiera bianca.

Sì, perché nella realtà soltanto chi è in grado di dare una professionalità al ruolo riuscirà a stare sul mercato, gli altri saranno invece soltanto marginali, che alle prime crisi spariranno. Io credo che l’agente immobiliare debba oggi fare altre cose oltre a quelle legate all’intermediazione; debba in altre parole essere anche un consulente non interessato di entrambe le parti, prendendo equamente le distanze dall’acquirente come dal venditore. Per chi compra e chi vende casa, infatti, oggi le questioni da affrontare sono molte, la contrattazione non è sempre facile (basti pensare alla difficoltà di far coincidere i tempi dell’acquirente con quelli del venditore, soprattutto quando la trattativa è legata come un filo ad un’altra), la  legislazione non è sempre così chiara (visti anche i continui cambiamenti ad ogni nuovo Governo), e non tutti sono al corrente dei loro diritti e dei loro obblighi. E’ anche un mercato molto difficile, dove girano parecchie volpi pronte a saltarti addosso alla prima occasione opportuna. D’altro canto in tutti i settori della vita dove girano molti soldi funziona così. E’ per questo che oggi diventa sempre più determinante per l’agente essere qualcosa in più di un semplice intermediario.

Carpe Diem che cosa ha fatto? Semplice, ha aperto un vero e proprio blog, per poter interagire con tutti, dove è possibile reperire tutte le informazioni e le ultime notizie aggiornate legate al loro mondo, ma non solo…

E’ anche per questo che ho deciso di citarla…